PASSE LE TEMPS
Il senso del tempo, l’elemento acqua e l’estetica orientale
“Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera” è un film coreano del 2003 il cui titolo circolare indica il ciclo delle stagioni collegato al ciclo della vita e al loro ripetersi. Le stagioni passano, come paesaggi, attraverso il mutare dei colori della natura. Una natura in cui è immerso – al centro di un piccolo lago circondato da montagne – un monastero, in cui un bambino impara la dottrina buddista. Il bambino, divenuto adulto, sperimenta la vita fuori dal tempio, ma infine decide di fare ritorno, chiudendo il ciclo.
Il santuario di Ise, tempio shintoista situato a sud di Tokyo, è un luogo immerso nella natura e viene demolito e ricostruito ogni 20 anni seguendo un rito che celebra l’impermanenza: principio secondo cui le cose nascono, si trasformano e si consumano. E in questa caducità, non percepita come perdita, si cela una forma di bellezza – come i fiori di ciliegio, bellissimi proprio perché destinati a sfiorire. Nella trasformazione continua si cela il senso della vita e della natura che si rinnovano: l’acqua cambia stato ma torna ad essere acqua, il bosco perde le foglie ma continua a vivere.
Ispirandosi alle culture orientali l’architetto Carlo Scarpa negli anni ’70 realizza nelle campagne trevigiane il Memoriale Brion, raccontato nel documentario del 2023 ‘Il Padiglione sull’acqua’, dove l’acqua è elemento centrale del progetto, metafora di transitorietà e di impermanenza. Essa attraversa il paesaggio, ne riempie gli spazi tra i volumi pieni, risuona nel suo scorrere e ne riflette la luce naturale, trasformando in ogni momento l’immagine del luogo.
L’acqua, così concepita, diventa un elemento centrale del design del paesaggio – il più significativo – perché conduce l’osservatore a una riflessione sul senso del tempo che scorre e sulla bellezza mutevole delle cose. Attraverso l’acqua il progettista trasmette una riflessione sulla bellezza e sulla transitorietà dell’esistenza.